“Giovanni è riuscito a farmi appassionare e a farmi scoprire tante cose nuove, mi ha dato gli strumenti per leggere un film e per diventare uno spettatore diverso”.
E' stato il caso che mi ha fatto scegliere di seguire il corso di "Giornalismo cinematografico" che si è tenuto presso la Scuola di Cinema "Immagina" e di cui Giovanni Bogani è il docente.
Da molti anni volevo fare un corso proprio in quella scuola, essendo io appassionato di riprese e montaggio cinematografico, ma nessun corso aveva orari compatibili con i miei impegni di lavoro. Quello di giornalismo cinematografico era perfetto.
Sinceramente non avevo idea di cosa trattasse quel corso, quindi posso dire di essere stato l'allievo più disadatto come primo approccio.
Dalla prima lezione ho capito però che questo era il tassello mancante per la mia passione, o meglio, quella poteva essere la nuova partenza per accedere seriamente nel mondo magico del cinema. Giovanni è riuscito a farmi appassionare e a farmi scoprire tante cose nuove, mi ha dato gli strumenti per poter leggere un film e per poter diventare uno spettatore che non si limita ad una visione dei film; con questo corso, infatti, ho capito che oltre a guardarlo un film lo si può "leggere" sapendo cogliere delle finezze che prima avrei perso.
Tutti i miei compagni di corso avevano già una buona cultura cinematografica e, nonostante fossi anni luce dietro loro, Giovanni è riuscito in parte a colmare quel solco che mi divideva da loro. L'esperienza non si è fermata solo all'aula e alle ore del corso, Giovanni, oltre a questo, è riuscito a coinvolgerci in tanti eventi come le presentazioni di film dove erano presenti i protagonisti e i registi; ha sempre avuto un atteggiamento "protettivo" nei nostri confronti dimostrandoci che oltre ad essere il nostro docente lo possiamo considerare un amico; ha saputo trasmetterci la sua passione per il cinema con umiltà, non si è presentato come un docente in cattedra ma come uno che aveva qualcosa da raccontare, insegnandoci così molti segreti del suo lavoro.
E' stata un'ottima esperienza.
“Quello che mi serviva era conoscere Giovanni, il prof, il Bog, e frequentare il suo corso di giornalismo cinematografico. Bogani è appassionato. E se c’è una cosa che serve per trasmettere l’amore per il cinema è proprio la passione”.
Ho sempre amato il cinema ma non avevo mai scritto di cinema.
Per mancanza di tempo, per mancanza di autostima o, probabilmente, per pura pigrizia.
Forse quello di cui avevo bisogno era un impulso, un incoraggiamento, un’esortazione a lasciar scorrere la penna su un foglio o a lasciare che le dita digitassero compulsivamente sui tasti.
Quello che mi serviva era conoscere Giovanni, il prof, il Bog, e frequentare il suo corso di giornalismo cinematografico.
Ho imparato a tradurre in parole le emozioni che mi dà il grande schermo e ho imparato quei semplici e fondamentali accorgimenti per scrivere di cinema e sul cinema.
Come mi ha insegnato Giovanni, a volte basta un aggettivo al posto giusto per rendere interessante una recensione. E anche se non è sempre facile trovare l’aggettivo perfetto per descrivere l’essenza di un film lo è per descrivere l’essenza del Bog.
Bogani è appassionato. E se c’è una cosa che serve per trasmettere l’amore per il cinema è proprio la passione.
“Non c'è occasione in cui parlando con le persone non faccia riferimenti a qualcosa che ho imparato grazie al suo corso”.
Il corso di cinema penso sia stato uno dei miei preferiti all'interno della LABA. Prima del suo corso non mi ero mai appassionata al cinema o comunque non mi ero mai ceramente soffermata a pensare e capire da che cosa fossere composte le scene, i ragionamenti e gli studi che ci sono dietro.
Non c'è occasione in cui parlando con le persone non faccia riferimenti a qualcosa che ho imparato grazie al suo corso.
Mi piaceva il modo in cui erano strutturate le lezioni, alla mente non ricordo di aver mai detto di essermi annoiata. Ricordo anche della volta che si esibì per presentare il suo libro "Faccio cose, vedo gente" gettando una luce diversa sulle battute e le scene del cinema, distaccandosi dalle solite battute o i soliti tre banali riferimenti che si sentono in tv o sui social, come per esempio "Famolo strano" di Verdone.
Ammetto che non è stato tutto rose e fiori perchè ci sono stati dei momenti in cui l'ho "odiata". Infondo è una legge normale tra professori e alunni. Anche il mio prof di filosofia delle superiori l'ho amato e odiato allo stesso tempo, idem per la professoressa di italiano e latino. Ma proprio questo -odio et amo- mi ha fatto appassionare alla sua materia.
Ricordo quando facemmo il test di metà anno e nel correggere il mio disse che ero stata troppo schematica, in quel momento pensai che era inutile correggermi su come avevo scritto le cose invece su che cosa avevo scritto.
E poi per sempre mi ricorderò di una delle domande dell'esame in cui mi chiese del regista Danese che nei suoi appunti occupava si e no tre righe.
“Il corso a me è piaciuto moltissimo per la sua competenza in materia, e per il modo con cui ha saputo entrare in contatto con gli studenti, con serietà ma anche con molte battute”.
Sicuramente il corso in se a me è piaciuto moltissimo per diversi motivi: una propensione personale per il mondo delle immagini e per i film, la sua competenza in materia e il modo con cui ha saputo entrare in contatto con gli studenti con serietà ma anche con molte battute.
Ho apprezzato moltissimo i collegamenti con la storia e le altre arti e ciò ha consolidato la mia idea che il cinema non e solo intrattenimento ma può essere molto di più.
Ho capito quanto interconnesse siano fotografia e cinema e quanto possono migliorarsi e contaminarsi tra di loro.
Purtroppo il tempo per le lezioni era quel che era ma è riuscito a farmi affacciare su un mondo vastissimo e affascinante e ho capito che potrebbe anche essere un mondo che fa per me.
"Insegnandomi l'arte, ha saputo parlarmi della bellezza e della verità, della vita e delle cose”.
Giovanni mi è stato maestro. Mi ha preso per mano e accompagnato in prima fila al cinema, una prima sera e tante altre, in quella stanza in Borgo della Stella dove il cinema, realmente, non c'è.
Ancora lì, mi ha convinto che la penna non è solo il braccio armato dell'intelligenza, ma uno strumento di ricerca di senso.
Insegnandomi l'arte, ha saputo parlarmi della bellezza e della verità. Della vita e delle cose.
Sempre in corsa, sempre di fretta, Giovanni è una di quelle creature senza posa, senza requie, mosse da libertà e da passione.
È uno che non si risparmia, che non si prende abbastanza cura di sé perché ha urgenza di vivere il qui e ora.
È quell'amico che fatica troppo, sempre, e che vorresti poter fermare, quando serve, solo con un abbraccio.
È un uomo malinconico, bisognoso di piccole cose semplici. Uno con cui ti andrebbe sempre di preparare un piatto di pasta al sugo e parlare di tutto e niente in quella cucina da cui si vede il tramonto su Monte Morello.
Perché soprattutto, Giovanni, è un uomo genuino.
Uno che non usa la cultura e i talenti che ha per apparire, per strumentalizzare, per giudicare.
È una persona schietta, e buona. Giovanni, per me, è un uomo delicato, che in questo secolo di urlatori ancora parla piano, come chi non vuole imporsi, chi lascia spazio, chi ancora sa ascoltare.
Come una piuma mi sembra sempre spingersi lieve, nella vita; io credo segua un vento tutto suo, di quei venti che sospingono le anime di un’altra specie, probabilmente dei poeti.
Scordatevi le classiche lezioni frontali, dai temi in parte già noti e lo stile cattedratico. Dimenticatevi il tradizionale corso ricco di nozioni ma con poca anima.
Abbandonate l'idea di andare ad ascoltare un esperto della materia e prendere semplicemente appunti. Al corso di giornalismo di Giovanni Bogani farete. In prima persona. Farete domande, farete incontri, farete interviste, farete raffronti. Soprattutto, farete pezzi. Tanti pezzi. Perché è quello su cui un giornalista deve cimentarsi: scrivere. Semplicemente? Mica tanto!
Può sembrare scontato, ma nell'offerta ampia ma non sempre strutturata che c'è in giro, non è la norma imbattersi in un maestro con la M maiuscola, di quelli che hanno non solo alle spalle l'esperienza autentica della professione, ma anche l'appassionata volontà di trasmettere quel sapere tanto faticosamente appreso. Giovanni è proprio uno di quelli invece: un allenatore instancabile alla palestra della scrittura.
Uno che commissiona gli articoli su cui far pratica esattamente come un caporedattore, con tanto di limiti di battute e taglio. Uno che si infuria se ci becca qualche errore d'ortografia. Uno che si legge tutti, ma proprio tutti, i pezzi dei suoi allievi. E li corregge parola per parola per rivederli insieme la lezione successiva.
Uno che insegna giornalismo, facendolo fare. Perché sa che trasferire gli strumenti del mestiere è l'unico modo per rendere capace qualsiasi allievo di andare avanti da solo.
Non vi annoierete mai, durante il suo corso. Perché, dopo il focus sulla punteggiatura, Giovanni vi racconterà dell'ultima Mostra del cinema di Venezia a cui ha partecipato e qualche curiosità sui divi che ha intervistato nella sua lunga carriera.
A proposito di interviste, sappiate che dopo la lezione su come si fa un'intervista, lui ve la farà fare di persona a ognuno degli ospiti.
Con grande onestà intellettuale, una buona dose di senso pratico e un pizzico di sano sarcasmo, spalanca le porte di un mondo che conosce bene, nelle luci e nelle ombre, e vi spiega come funziona. Come ci si prepara a diventare giornalisti, dove si può studiare, cosa si deve imparare. Gli errori da evitare. I rischi, e i limiti, di questo lavoro.
Organizza e cura lui stesso incontri con i rappresentanti dei diversi mestieri che ruotano attorno alla parola e all'informazione, perché loro stessi vi raccontino il loro spicchio, del vasto mondo della comunicazione: uffici stampa, redattori, blogger, giornalisti free lance e firme di punta delle più note testate italiane cartacee e on-line.
Insomma, il giornalismo a 360 gradi: da quello della grande Storia a quello delle piccole storie. Da quello su stampa, a quello dei blog. Una carrellata di spunti perché ogni allievo vi trovi la sua strada, o più semplicemente la sua passione.
Ho detto carrellata? Eh sì, perché non solo c'è solo giornalismo in agenda, ma tanto cinema. Giovanni, che è esperto anche di quello - anche se non smetterà mai di parlare con voi dell'ultimo film uscito con la stessa naturalezza e semplicità di un vostro amico al bar - vi accompagnerà alla scoperta della settima arte, facendovi conoscere generi, stili, divi e artigiani del grande schermo. E ovviamente, manco a dirlo, vi farà sudare anche nella pratica delle recensioni cinematografiche.
E, se non vi bastasse, c'è un'ultima chicca offerta dalla scuola: per tutti gli allievi del corso di giornalismo, la partecipazione alle lezioni di Storia del cinema è gratuita.
Insomma, rimboccatevi le maniche e armatevi di penna. Che qui si impara.
“Sebbene avessi solo diciannove anni, non mi chiamava ‘il suo assistente’, o ‘lo stagista’. Non era scontato che non mi facesse mai sentire da meno, ma anzi mi trattasse con rispetto, senza farmi pesare la mia inesperienza”.
Giovanni è stato uno dei miei primi maestri di cinema. Mi ha spiegato come si legge un film, e come si guarda una sceneggiatura.
Arrivava spesso di corsa nello stanzone buio di Borgo Stella, quartier generale della scuola di cinema Immagina, dopo aver visto un film in anteprima, o aver intervistato qualche attore o regista.
Passati i primi minuti di affanno, la camicia sgualcita da una giornata a rincorrere parole, si tuffava nella lezione di sceneggiatura.
Giovanni aveva sempre un nuovo aneddoto, una storia incredibile, un punto di vista diverso. Non mi ci volle molto per intuire che avesse incontrato tutti i più grandi del cinema degli ultimi quarant’anni, e che con alcuni di essi avesse un rapporto di amicizia.
Io facevo spesso correre l’immaginazione, in quel primo anno dopo il liceo, e capii ben presto che fare cinema era davvero ciò che desideravo, e che mi avrebbe portato via da Firenze, e dall’Italia.
Quando Giovanni mi chiese di aiutarlo ad organizzare un festival che parlasse di cinema e calcio (Goal! Storie di calcio, storie di vita), mi sentii onorato ed investito di una grande responsabilità. Sebbene avessi solo diciannove anni, non mi chiamava ‘il suo assistente’, o ‘lo stagista’.
Diceva piuttosto che stava organizzando un festival e che io, e le altre persone coinvolte, lo stavamo aiutando: ero un suo ‘collaboratore’.
Capivo che non fosse scontato, e ancor piu’ me ne rendo conto adesso, a quasi dieci anni di distanza, che non mi facesse mai sentire da meno, ma anzi mi trattasse con rispetto, senza farmi pesare la mia inesperienza.
Certo, lavorare con Giovanni non era sempre facile, come non lo e’ quasi mai con le persone che si aspettano il massimo da se stesse. Inoltre Giovanni ha un bioritmo tutto suo, mangia una sola volta al giorno, e spesso resta sveglio fino alle prime luci del mattino per finire un articolo, suonare la chitarra, lavorare al suo ultimo libro.
In quei mesi cercavo di adattarmi a quegli orari particolari, al suo metodo di lavoro eccentrico - a volte ci riuscivo, altre meno.
Diventammo presto amici, oltre che collaboratori, e spesso andavamo a mangiare uno spaghettino al pomodoro fresco Dai Briganti, l’angolo di Firenze che Giovanni più amava, forse l’unico luogo dove si sentiva veramente a casa. Avevo l’impressione che di tanto in tanto non si sentisse a casa neppure a casa sua, per quanto vi fosse attaccato cosi’ visceralmente.
Nel giugno di quell’anno lasciai Firenze per andare a studiare a Londra. A pochi giorni dalla partenza vidi Giovanni per salutarlo, e dimenticai il mio vecchio e malandato casco verde, emblema della mia adolescenza in sella ad uno Scarabeo nero, nel suo motorino. E sebbene ci rivedemmo alcune volte nei mesi successivi, non ripresi mai il casco.
Poi il tempo e la distanza hanno fatto sì che ci perdessimo un po’ di vista - le nostre interazioni, e i nostri incontri, diminuirono progressivamente. Io tornavo meno a Firenze e Giovanni, sempre in giro per il mondo, per qualche strano allineamento astrale, non e’ (quasi?) mai passato da Londra.
Alcuni mesi fa andai con degli amici a mangiare Dai Briganti, e pensai subito a Giovanni, alle spaghettate a tarda notte, alla scuola di cinema, al mio primo cortometraggio. Lo trovai davvero là, Giovanni, e fummo felici di rivederci.
Lui aveva già finito di cenare, noi eravamo appena arrivati. Come in Incontro di Guccini, tentammo di raccontarci ‘dieci anni in poche frasi’.
Ci salutammo con affetto, salì sul suo motorino e scomparve dietro l’angolo. In realtà corse a casa, si mise a cercare ‘la reliquia’, e montò nuovamente in sella. Lo vidi tornare alcuni minuti dopo col mio vecchio casco verde, e mi stupii che non si fosse decomposto viste le condizioni in cui versava già molto tempo prima.
Ma no, il casco stava bene, Giovanni l’aveva custodito per tutti quegli anni. Anche questo fanno gli amici, conservano i ricordi con rispetto, in attesa di nuovi incontri.
“Grazie a questo corso e al Prof. Bogani, ho un’altra consapevolezza della realtà e della concezione del cinema”
Non avevo mai avuto un corso di storia del cinema, a dire la verità non sapevo quasi cosa fosse il cinema. Sì, guardavo film ma senza riflettere e, la maggior parte delle volte con poco interesse.
Il corso mi ha aiutata enormemente ad ampliare la mia cultura cinematografica, a conoscere registi e film che hanno fatto la storia di questa arte, a riflettere su tematiche importanti grazie ai film; valori che molto probabilmente non sarei mai riuscita ad apprezzare da sola.
Adesso, grazie a questo corso e al Prof. Bogani, ho un’altra consapevolezza della realtà e della concezione del cinema: solo adesso riesco a considerarlo un’arte.
“…poi è arrivato lei, professore, che insieme agli spezzoni su Charlie Chaplin mi ha aperto un mondo nuovo. Io mi ricorderò di lei come di colui che mi ha fatta innamorare di ciò che un tempo credevo di odiare”.
Credo proprio che la cosa che più mi sia rimasta impressa riguardante il corso di storia del cinema sia la grande quantità di storie, scoperte fantastiche ed emozioni indescrivibili provate e sperimentate durante le lezioni.
Se prima sentivo che in me mancasse qualcosa, un pezzo fondamentale, adesso so di essere più completa nei confronti di questo mondo. Non dimenticherò mai la sensazione provata durante la spiegazione di Filoteo Alberini, quando ho scoperto che il cinema non era frutto esclusivamente dei fratelli Lumière, oppure quello sgomento nel riscoprire il personaggio di Edison.
Prima non amavo i film muti in bianco e nero, li consideravo vecchi per i miei gusti, poi è arrivato lei, professore, che insieme agli spezzoni su Charlie Chaplin mi ha aperto un mondo nuovo. Sono queste le piccole ma grandi cose che rimangono impresse in una persona, ed io mi ricorderò di lei come di colui che mi ha fatta innamorare di ciò che un tempo credevo di odiare.
Grazie, professor Bogani.
“Avvincente, intenso, malinconico, comico. Capace di fondere tali elementi in una parola sola: Bogani”.
Critico cinematografico, giornalista, scrittore, insegnante di storia del cinema e potrei continuare ancora. Ma sarebbero solamente definizioni “tecniche”.
Pensandoci bene, quando seguivo le sue lezioni, lo vedevo arrivare preso, affaccendato, zaino in spalla, con la penna sempre pronta a sparare il suo inchiostro. Il vero modello del giornalista che, da un momento all’altro, è consapevole di ricevere una telefonata importante. Ed era lì che capivi cosa voleva dire essere un giornalista di prim’ordine.
Ma ricordo anche l’entusiasmo, misto alla teatralità, in senso positivo ovviamente, con cui ci raccontava le origini del cinema e del giornalismo. Avvincente, intenso, malinconico, comico. Capace di fondere tali elementi in una parola sola: Bogani.
Un modo diverso di tramandare curiosità, suscitare interessi, divertire. Ho un ricordo piacevole delle sue lezioni, perché Bogani non spiegava, ma narrava, con enfasi, con accuratezza, con ricordi ed esperienze personali.
E quindi, quando vedo il suo nome su un articolo, sorrido e penso: “Cavolo, io sono stato un suo allievo”. E inevitabilmente ricordo ogni scena, dettaglio, risata di quella che era ed è l’arte di raccontare del Bog, amante perduto del cinema e giornalismo.
"Un professore che ama il suo mestiere ed una persona determinata".
Il professor Bogani é un professore che ama il suo mestiere ed una persona determinata che con occhio critico mi ha fatto scoprire i segreti di una realtà conosciuta da tutti come il cinema ma che nasconde una storia emozionante, a tratti incredibile, di cui pochi ne parlano. Un bel percorso!
"Molto interessante, sia per i contenuti che per la modalità di lezione".
Premetto che, come le ho già detto, il corso è stato molto interessante, sia per i contenuti che per la modalità di lezione. I rapporti mi sono sembrati piuttosto buoni perché gli argomenti venivano approfonditi molto e subito verificati con video, cosa che forse nella seconda metà è un po' mancata per via del tempo che andava esaurendosi e gli argomenti erano ancora molti da dover essere trattati. I rapporti con lei mi sono sembrati sempre buoni, con possibilità di confronto e dialogo.
“Le sue lezioni sono state molto interessanti, sia come la ha impostate e sia come le ha spiegate, con una grande maestria da oratore”.
Caro professore,
fin dalle superiori avevo questa grande passione per il cinema, infatti ogni giorno stavo sempre a leggere curiosità sul mondo cinematografico, la sua storia, la sua arte, dove mi hanno fatto capire l'importanza di questo medium grandissimo nel mondo e del fatto che il cinema è arte.
Quando abbiamo iniziato a fare il suo corso ero molto felice e curioso di imparare nuove cose sul cinema, un corso dove dall'inizio avevo grandi aspettative e così è stato. Le sue lezioni sono state molto interessanti, sia da come la ha impostate e sia come le ha spiegate, con una grande maestria da oratore, dove grazie a lei si è ampliata ancor di più la mia conoscenza sulla storia del cinema.
Nella prima lezione avevo già capito che in lei c'è una forte passione e amore per il cinema e questo è stato recepito facendomi apprezzare, valorizzare e ingrandire il mio amore verso quest'arte, aumentando ancor di più la voglia di lavorare nel cinema come direttore fotografico o per meglio dire ad ambire ad essere un autore della fotografia come dice Vittorio Storaro.
“Spero un giorno di diventare un operatore videomaker o aspirante regista e avere, diversi anni dopo, la stessa luce negli occhi e la stessa dedizione nel proprio lavoro come lei Professore”.
Di professori ne ho avuti tanti ad istruirmi e tanti altri avrò nel corso del mio studio, ma di insegnanti che insegnassero nel vero senso della parola l'amore, la dedizione, l'orgoglio per la materia che istruiscono ne ho ricordati ben pochi.
Nei miei ricordi vi è lei professore, una persona che a primo impatto mi ha trasmesso tanta fiducia e tanta sapienza.
Aspirando io stessa un giorno a far parte del suo mondo ovvero il cinema e tutto ciò che è collegato ad esso, mi ha sempre di più invogliato a venire a conoscenza sia della storia di grandi registi e film, io stessa ignorante, e sia a voler sapere le sue esperienze lavorative e i suoi aneddoti che raccontava nell'intento di smorzare una lezione del tutto teorica.
Spero un giorno di diventare un operatore videomaker o aspirante regista e avere, diversi anni dopo, la stessa luce negli occhi e la stessa dedizione nel proprio lavoro come lei Professore ma sopratutto riuscire ad fare almeno la metà di ciò che lei nella realtà ha già realizzato.
“Una materia può essere molto difficile, ma se ad insegnarla è la persona giusta, diventa tutto più facile: il Professore ci ha mostrato serietà e professionalità”.
Sono stata un’allieva del Professor Bogani durante il mio primo anno di università. La materia era “Storia del cinema”.
Dopo aver sentito il nome del corso non ero molto convinta, non mi è mai piaciuto il cinema, o meglio, quello che fosse “più vecchio” di me, per questo non ho iniziato con un atteggiamento troppo positivo, ero abbastanza scettica.
Una volta iniziate le lezioni però, ho realizzato che prima non avevo capito niente, ed è stato una sorpresa per me scoprire che il cinema è una cosa tanto bella e tanto varia.
La materia ha iniziato a piacermi sempre di più, durante la preparazione degli esami non vedevo l’ora di studiare Storia del cinema.
Al mio cambio di opinione ha contribuito anche il Professor Bogani, perché una materia può essere molto difficile, ma se ad insegnarla è la persona giusta, diventa tutto più facile: il Professore ci ha mostrato serietà e professionalità, doti imprescindibili per un insegnante universitario.
Ciò che mi ha colpito di lui è stata la coerenza e il fatto che sappia riconoscere l’impegno degli studenti. Sia chiaro, non è stata una passeggiata studiare Storia del cinema, ma come in tutte le cose, l’impegno è la chiave.
Aneddoto: questa estate sulla Walk of Fame a Los Angeles, conoscevo gran parte dei nomi scritti sulle stelle, mentre i miei genitori (che mi prendevano in giro perché prima del corso non volevo guardare film di qualche decennio fa), non ne conoscevano neanche uno... una bella rivincita!
“Questo corso ha aperto i miei orizzonti e sopratutto il mio atteggiamento quando ora guardo un film. Vedo il cinema come una culla di informazioni sulla vita”
In prima linea le vorrei ringraziare per la sua comprensione e cortesia. Perché anche io mi ricordo un'esame difficile, comunque devo dire che non mi dispiace perché penso che sia giusto che il programma appreso viene chiesto in dettaglio.
Il corso mi è piaciuto molto, era ben bilanciato tra la teoria e gli esempi dei brevi filmati.
Nei giorni d'oggi fa parte della quotidianità di guardare dei film e io lo ho sempre fatto senza conoscenze di base; ora, tramite il suo corso "Storia del cinema" ho imparato tante cose che non avevo mai pensato di approfondire, e sono molto contenta di avere partecipato questo corso.
Il cinema è il mezzo artistico che rappresenta, rispecchia e documenta in forma più completa (immagine, movimento, suono) il mondo, sia quello immaginario che quello realistico. Ferma e riproduce immagini, gesti e suoni che si sviluppano nella mente di una persona sia la vita reale così come è.
Questo corso ha aperto i miei orizzonti e sopratutto il mio atteggiamento quando ora guardo un film. Vedo il cinema come una culla di informazioni della vita, e lo trovo eccitante di filtrare tutto ciò che mi è utile per continuare nel mio percorso che riguarda più la pittura.
Come argomento per la mia tesi, pensavo di riflettere sulla velocizzazione del mondo che causano le nuove tecnologie, quindi lo trovo molto interessante di riprendere l'argomento del cinema, che da un lato ha da fare con la tecnologia ma che vuole soddisfare il desiderio della gente di fermare il tempo.
“Bogani ci ha dato nozioni di giornalismo, certo, di cinema, sicuro. Ma a chi aveva davvero fame, ha insegnato ad apprendere, a cercare e a trovare l’aragosta”.
Scusa eh, se non abbiamo l’aragosta”
Quando un docente insegna dove cercarla, l’aragosta
Non che a me piaccia il paragone, troppo traumatizzata dall’Ultima lacrima di Benni, letto in tenera età. Ma qui l’aragosta non è un vero animale, quanto piuttosto il simbolo di qualcosa di prelibato. E per me non c’è mai stato niente di più delizioso che frequentare un corso, per assorbire nozioni ma ancor più per apprendere un meccanismo.
A questo mi è servito il corso di giornalismo cinematografico tenuto da Giovanni Bogani – io non lo chiamo il Bog, un po’ di professionalità, diamine. A questo dovrebbe servire qualsiasi lezione, anche se si pretende chissà cosa, tipo di diventare bravi come l’insegnante in una decina di incontri serali.
Io non sapevo affatto cosa cercare, tra le parole scelte con cura da un intervistato o tra un fatto apparentemente irrilevante e l’altro. E, durante il corso, Bogani non ce l’ha detto. E sì che eravamo tutti lì per quello, ma ci vuole pazienza. Anzi no, ci vuole fame.
Bogani ripeteva di lasciarci guidare dall’istinto e di scegliere il dettaglio più accattivante, anche se apparentemente slegato dal fil rouge di tutta un’intervista. Perché quel dettaglio avrebbe fatto la differenza tra un articolo interessante e una barba illeggibile. Concentratevi e cercate, siate arditi. E il dettaglio era quella frase dell’aragosta, buttata lì dall’intervistato come l’ultimo dei concetti.
Avere il coraggio di prenderlo e metterlo in cima all’articolo era il passo successivo, a costo di rischiare un fuori tema e un sacco di correzioni scritte in corsivo, con relativi commenti sarcastici. Bogani ci ha dato nozioni di giornalismo, certo, di cinema, sicuro. Ma a chi aveva davvero fame, ha insegnato ad apprendere, a cercare e a trovare l’aragosta.
"È un insegnante interessante, ha il sarcasmo e la serietà che vanno a braccetto"
I suoi argomenti sono piacevoli e scorrevoli. La materia del cinema permette di spaziare con la mente, ricreando storie e ambientazioni virtuali, che poi ovviamente si riscontreranno con la realtà, ma intanto è bello dare spazio alla nostra immaginazione no?
Mi piace che durante la lezione ci sia la possibilità dello studente di tentare il finale, o meglio di lasciarsi andare senza la paura del giudizio altrui, atmosfera che non tutti i docenti riescono a creare.
In quanto a lei devo dire che è un insegnante interessante, ha il sarcasmo e la serietà che vanno a braccetto e così legati non li avevo mai visti in un'unica persona.
Fa sempre una pausa prima di iniziare un discorso, respira e chiude subito le labbra, come per trattenere il fiato e questo crea una certa suspense.
Per paura di oltrepassare la sempre presente linea invisibile che ti avvisa della soglia da non superare MAI, non so quanto sia giusto rivelarle anche questo, ma spero che lei interpreti la mia descrizione come un giudizio più che professionale.
Ecco secondo me la sua voce influenza molto l'attenzione degli studenti. La ritengo bella.
Trasporta,
ti culla.
"Il suo corso mi ha fatto capire, amare, riflettere sul cinema. Ho amato ogni regista a suo modo, mi sono sentita vicina ad ognuno di loro".
Quando ho iniziato questa scuola avevo solo in mente una cosa: fotografare, ma mi sono accorta che c'era molto di più.. molto di più che un'immagine ferma.
C'è l'anima, il pensiero, la conoscenza, la passione, il movimento. Il suo corso mi ha fatto capire che l'immagine in movimento va oltre quella statica. Il suo corso mi ha fatto capire, amare, riflettere sul cinema.
Ho amato ogni regista a suo modo, mi sono sentita vicina ad ognuno di loro perché alla fine siamo tante piccole persone che hanno bisogno di tirare fuori quello che abbiamo dentro. Siamo artisti.
Grazie per ogni parola spesa per noi.
“Bogani è gentile e paziente, ma non ruffiano. Bogani può perdere la pazienza e la stima nelle persone; anche se le stima molto. Dunque, attenzione con Bogani”.
Bogani è Bogani, non è neanche Giovanni: è solo ed inconfondibilmente Bogani. Bogani è trafelato, stazzonato, strapazzato, ma sempre con la camicia pulita, anche dopo un viaggio di ventisette tappe.
Quante camicie ha, Bogani? Secondo me un centinaio. Bogani è gentile e paziente, ma non ruffiano. Bogani può perdere la pazienza e la stima nelle persone; anche se le stima molto. Dunque, attenzione con Bogani. Bogani suona la chitarra e corteggia molto garbatamente le giovani donne; tutte le giovani donne.
Bogani è così imprescindibile che se vai ad un festival e non c’è Bogani, ti viene subito voglia di tornare a casa. Bogani è il compagno di scuola che anche se lo rivedi dopo vent’anni è come se non fossero passati, e lui indossa sempre una camicia pulita. Bogani non è solo un giornalista, un cantautore, un seduttore, un presentatore, un viaggiatore indefesso, un indossatore di camicie: Bogani è soprattutto un amico. Ma che dico? Bogani è Bogani.
“I maestri non li scegli, ti capitano. Del Bog, che per me lo è stato fin dalla nostra prima chiacchierata, mi ha sempre colpito la totale assenza di cinismo o vanità intellettuale”.
I maestri non li scegli, ti capitano. Del Bog, che per me lo è stato fin dalla nostra prima chiacchierata, quando ancora non distinguevo uno zoom da un carrello, mi ha sempre colpito l’approccio umanista al cinema, la totale assenza di cinismo o vanità intellettuale, la ricerca di una verità umana, prima che di una rivelazione estetica, nelle storie che si illuminavano sugli schermi grandi delle nostre tribolazioni festivaliere.
Mi pare l’ultimo romantico di questo mestiere il Bog, l’ultimo ancora intento a confondere la poesia con la vita, invece che provare a tutti i costi a districarle.
“Mi piace sostare nel suo sguardo e vedermi con i suoi occhi di intellettuale serio e di persona onesta”.
Ho conosciuto Giovanni venticinque anni fa, aveva letto il mio primo libro, trovò il mio numero e ci incontrammo. Mi raccontò le sue impressioni e io mi sentii “vista”. Si, perché Giovanni con quei suoi occhialetti da miope le cose le vede.
Vede gli attori e ce li racconta facendoli tornare persone, vede i film e ce li fa capire anche se non gli sono piaciuti, vede la storia del cinema come fosse un immenso romanzo dove attori e registi diventano a loro volta protagonisti di una trama avvincente.
Come se il balconcino striminzito della sua casa all’ultimo piano gli consegnasse un punto di vista aereo sul mondo, un volo che lui spesso sa trasformare in picchiata dentro il senso profondo delle cose.
Da allora, da quell’incontro di tanti anni fa, ogni volta che scrivo un nuovo libro gli chiedo di darci un’occhiata, ormai è diventato un vizio, mi piace sostare nel suo sguardo e vedermi con i suoi occhi di intellettuale serio e di persona onesta. Che i suoi occhialetti siano magici?
“Si chiama Giovanni Bogani ed è uno dei maggiori esperti di cinema in Italia. E, soprattutto, scrive da Dio”.
Si chiama Giovanni Bogani ed è uno dei maggiori esperti di cinema in Italia. E, soprattutto, scrive da Dio. Ma veramente, eh. Ogni tanto quando ai ragazzi delle scuole faccio l'esempio di giornali per cui provo ribrezzo nomino la Nazione - e dico sempre: però attenzione, nei giornali brutti possono scrivere persone e giornalisti eccellenti: una di queste persone che scrive da Dio è Giovanni Bogani.
“Un uomo affascinante, in grado di travolgerti di parole e emozioni; una sorta di fotografo, attraverso il quale scoprire mondo e anime”.
"Hai presente le frasi che sottolinei in un libro o i testi di quelle canzoni che scrivi sul diario, perché ti colpiscono, perché non le vuoi dimenticare, perché ti rispecchiano o perché vorresti averle scritte tu?
Ecco questo, per me, è Giovanni Bogani.
Giovanni l'ho conosciuto prima attraverso i suoi libri, quindi per me è stato Luca, il protagonista dei suoi romanzi e racconti: un uomo affascinante, in grado di travolgerti di parole ed emozioni; una sorta di fotografo, attraverso il quale scoprire mondo e anime.
Poi ci siamo incontrati ed è diventato "lo scrittore con gli occhiali blu", quegli occhiali che speravo sempre di vedere ad ogni festival che organizzava, quegli occhiali che mi lasciavano incredula ogni volta che facevano incrociare gli occhi che nascondevano con i miei.
Ed era dita che corrono veloci sulla tastiera, soprattutto la notte; corse tra una sala stampa e un film; racconti mandati via mail; pagine da appendere alla pareti di casa; parole che danzano tra i tasti.
Ora è Il Bog, che è sempre tutto questo (anche se ha cambiato il colore degli occhiali) e anche molto di più, ma per me è soprattutto una data di inizio maggio, che è una scusa perfetta per sentirlo; una voce che accarezza orecchie e cuore; un contatto che ogni tanto controlli sulla rubrica per essere sicura che sia ancora lì; una persona che sai di conoscere bene anche se vorresti vedere di più; un'anima bella che continua a saper far delle parole magia."
“Un vero professionista, nel senso non ruffiano del termine, ma inteso come colui che svolge in modo serio e competente il proprio mestiere”.
Sono stato molto felice di essere un tuo allievo, sia per ciò che ha riguardato il corso di giornalismo cinematografico che per quanto ho potuto apprezzare delle lezioni di storia del cinema da me seguite.
La soddisfazione di cui sopra deriva da più fattori, tre principalmente: il primo relativo ad avere avuto a che fare con un vero professionista, nel senso non ruffiano del termine ma inteso come colui che svolge in modo serio e competente il proprio mestiere, e che, grazie alla propria esperienza, forma altri individui a comprendere le dinamiche del suo lavoro; il secondo fattore, di natura più personale, riguarda una certa complessità umana che ho individuato nel "maestro" (il termine, rassicurante e incisivo, mi sembra in questo caso più centrato di "professore" del corso, definizione quasi fredda), anche in questo caso non da intendersi come un giudizio di valore nei tuoi confronti ma come una qualità, quella di essere "complesso", magari di intralcio se si vuole passare un'esistenza frivola, ma per me fondamentale nel comprendersi e nel sopravvivere alle relazioni sociali. In questo senso, una frase sulle ragioni dietro l'invenzione del cinema ("il tentativo di sconfiggere l'immortalità", come ci dicesti una volta) può insegnare molto di più di un semplice schema domanda/risposta per giornalisti prestampato da internet;
Il terzo ed ultimo fattore è meno legato alla tua persona, ma ha a che fare con i due oggetti dei tuoi corsi, ovvero il giornalismo, che come mi sembra di aver imparato non è soltanto un mestiere ma una modalità di approcciarsi all'esistente, e il cinema, le lenti che ci permettono di interpretare, replicare e scoprire la realtà che ci circonda, ma anche di "dare sostanza ai propri sogni e ai propri incubi". In merito gli insegnamenti da te ricevuti hanno riguardato non solo i rudimenti del giornalismo e le fondamenta dell'opera cinematografica, ma anche e soprattutto l'importanza di una capacità di analisi critica verso ciò che ci si appresta ad analizzare (sia esso un film o una persona da intervistare), non facendo mancare da un lato la curiosità di conoscere e capire, dall'altro la competenza per valutare in modo più possibile libero e onesto il reale valore (fotografia, colori, immagini ma anche soggetto e sceneggiatura) di ciò che ci troviamo di fronte.
"Lei ha saputo travolgermi come un fiume in piena; credo non esista insegnamento più bello di questo: far amare agli altri, ciò che si ama."
Lei ha saputo travolgermi come un fiume in piena; è riuscito a farmi sentire la stessa passione che lei aveva dentro, e credo che non esista insegnamento più bello di questo: far amare agli altri, ciò che si ama.
È con grande piacere che le scrivo ciò che mi ha colpito e più mi mancherà.
L'Arte di insegnare il cinema.
Un anno fa, sono entrata in un nuovo modo di guardare le immagini, attimi in movimento che hanno scosso me, fin dentro l'anima.
Lei ha saputo travolgermi come un fiume in piena; è riuscito a farmi sentire la stessa passione che lei aveva dentro, e credo che non esista insegnamento più bello di questo: far amare agli altri, ciò che si ama.
La storia del cinema mi ha fatto fare un viaggio didattico ed emotivo. E' sembrato di aver conosciuto i Grandi registi, di essere stata in Quei luoghi e di aver ascoltato dal vivo quelle Parole del Cinema, e ora non posso smettere di essere legata a tutta quest'arte...
Grazie per ciò che mi ha trasmesso: da oggi non guarderò più il cinema, ma lo osserverò intensamente, cogliendone gli aspetti più sublimi di questa forma artistica.
Cordiali saluti.
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